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Tasse

Perché due appartamenti uguali possono pagare una TARI diversa

La tassa sui rifiuti somma una parte legata ai metri quadrati e una legata al numero di persone in casa, con tariffe che ogni comune approva da sé. Come si legge l'avviso, dove si trovano le delibere e come funziona il bonus sociale partito nel 2026.

Una donna sulla sessantina separa la raccolta differenziata sul balcone di casa.
Fotografia illustrativa: le persone ritratte non hanno legami con i casi descritti.
In breve
  1. 1La TARI somma una quota fissa, legata ai metri quadrati e al numero di occupanti, e una quota variabile legata solo al numero di persone in casa.
  2. 2Le tariffe le approva ogni comune: si trovano nelle delibere pubblicate sul sito del ministero dell'Economia e delle finanze.
  3. 3Dal 2026 esiste un bonus sociale del 25% per le famiglie con ISEE entro 9.796 euro, applicato senza domanda.

Due vicini di pianerottolo, due appartamenti identici, due avvisi della tassa sui rifiuti con cifre diverse. Succede spesso, e non è un errore del comune. La TARI non guarda soltanto alla superficie della casa: conta anche quante persone ci vivono, e a parità di metri quadrati una famiglia di quattro paga più di chi vive da solo. Capire come si compone l'importo aiuta a leggere l'avviso e a controllare che i dati di partenza siano giusti.

Che cosa finanzia la tassa sui rifiuti

La TARI è stata istituita dalla legge di stabilità 2014, la legge 147 del 2013, a partire dal comma 639 dell'articolo 1. Serve a coprire i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nel comune: raccolta porta a porta, isole ecologiche, trasporto, trattamento, pulizia delle strade. Il principio è che le entrate della tassa coprano i costi del servizio, né più né meno.

Quei costi non li decide il comune a occhio. Il settore è regolato dall'ARERA, l'autorità che vigila anche su luce, gas e acqua. Per il periodo 2026–2029 vale il nuovo metodo tariffario, chiamato MTR-3 (delibera 397 del 2025), che ha preso il posto del precedente MTR-2. Il gestore del servizio prepara un piano economico finanziario quadriennale con i costi e le entrate previste; l'ente competente lo valida, e da lì il comune ricava le tariffe da applicare.

Quota fissa e quota variabile

Per le abitazioni le tariffe seguono il cosiddetto metodo normalizzato, quello del decreto del presidente della Repubblica 158 del 1999. L'importo si costruisce in due parti:

  • la quota fissa, che si ottiene moltiplicando i metri quadrati dell'abitazione per una tariffa al metro quadro, diversa a seconda di quante persone compongono il nucleo;
  • la quota variabile, un importo annuo che dipende solo dal numero degli occupanti, perché più persone producono più rifiuti.

A queste due voci si aggiunge il TEFA, il tributo provinciale per la tutela dell'ambiente: la provincia lo fissa tra l'1 e il 5 per cento della TARI e, salvo una decisione diversa, dal 2020 è pari al 5 per cento. Sull'avviso compaiono poi alcune piccole componenti stabilite dall'ARERA per ogni utenza, indicate con le sigle UR.

Per negozi, uffici e attività le regole sono diverse: le tariffe cambiano per categoria di attività, perché un ristorante e uno studio professionale producono rifiuti molto diversi.

Un esempio reale, le tariffe di Verona

Per vedere come cambiano le cifre basta guardare un comune che ha pubblicato le tariffe 2026 con esempi già calcolati. Verona, per esempio, applica le regole appena descritte con un TEFA del 5 per cento.

TARI annua 2026 a Verona per alcune famiglie tipo
NucleoSuperficieTotale annuo
1 persona50 m²117,93 euro
2 persone75 m²187,67 euro
3 persone100 m²234,66 euro

Fonte: Comune di Verona, comunicato sulle nuove tariffe TARI 2026. Gli importi valgono solo per Verona e sono riportati a titolo illustrativo: in un altro comune le stesse famiglie pagano cifre diverse.

Le componenti ARERA indicate nello stesso documento sono di 0,10 euro (UR1), 1,50 euro (UR2) e 6,00 euro (UR3) per utenza. Il pagamento a Verona è diviso in tre rate, con scadenze il 5 settembre, il 5 novembre e il 5 dicembre 2026, tramite F24, PagoPA o domiciliazione bancaria. Altri comuni scelgono numero di rate e date in modo diverso.

Dove si trovano le tariffe del proprio comune

Ogni comune approva ogni anno una delibera con le tariffe e ha un proprio regolamento TARI. Il modo più rapido per trovarli è la banca dati del Dipartimento delle finanze, nella pagina dedicata a regolamenti e delibere della TARI e degli altri tributi comunali: si cerca per comune e si scarica il documento. I comuni trasmettono gli atti attraverso il Portale del federalismo fiscale, e gli elenchi vengono aggiornati ogni giorno.

Nella delibera si trovano le tariffe al metro quadro per numero di occupanti, le quote variabili, le eventuali riduzioni e, spesso, le scadenze. Nel regolamento, invece, ci sono le regole su chi deve presentare la dichiarazione, entro quando e quali agevolazioni il comune riconosce.

Il bonus sociale rifiuti partito nel 2026

Dal 2026 c'è una novità nazionale. Il decreto del presidente del Consiglio 21 gennaio 2025, n. 24, attuato dall'ARERA con la delibera 355 del 2025, ha introdotto il bonus sociale per i rifiuti: uno sconto del 25 per cento sulla TARI per le famiglie in condizione di disagio economico. Funziona come i bonus su luce e gas: non serve una domanda, basta avere una dichiarazione ISEE valida.

Dal 1° gennaio 2026 la soglia è di 9.796 euro di ISEE, che sale a 20.000 euro per le famiglie con almeno quattro figli a carico. Lo sconto si applica a una sola utenza domestica per nucleo, non può superare la spesa effettiva dell'anno e compare sull'avviso emesso dal comune o dal gestore, di norma entro il 30 giugno.

Accanto al bonus nazionale restano le riduzioni decise da ciascun comune, che il regolamento elenca caso per caso: possono riguardare, per esempio, chi vive da solo, chi pratica il compostaggio domestico o le abitazioni lontane dai punti di raccolta. Non esistono in tutti i comuni e non hanno ovunque la stessa misura.

Chi paga e come si paga

La TARI è dovuta da chi occupa o detiene i locali, quindi anche dall'inquilino e non solo dal proprietario. Chi si trasferisce o cambia il numero di persone in casa deve presentare la dichiarazione al comune nei termini indicati dal regolamento comunale: è da lì che partono metri quadrati e occupanti dell'avviso successivo.

Il pagamento avviene con il modello F24 oppure con PagoPA, secondo quanto indica l'avviso. Nel modello F24 la TARI ha il codice tributo 3944, mentre il TEFA si versa a parte con i codici TEFA, TEFN per gli interessi e TEFZ per le sanzioni, nella sezione dei tributi locali. Come si compila una riga è spiegato nella nostra guida al modello F24.

Per chi conta e che cosa controllare

La tassa riguarda chiunque abbia una casa, ma i controlli contano soprattutto per chi ha cambiato situazione di recente: un figlio andato a vivere fuori, un genitore venuto ad abitare con la famiglia, un trasloco. Sull'avviso vale la pena verificare:

  • la superficie indicata, confrontandola con quella catastale o con la planimetria;
  • il numero di occupanti usato per il calcolo;
  • le riduzioni applicate, rispetto a quelle previste dal regolamento;
  • l'eventuale bonus sociale, se l'ISEE è sotto soglia;
  • il numero delle rate e le scadenze, che cambiano da comune a comune.

Se qualcosa non torna, l'interlocutore è l'ufficio tributi del comune o il gestore indicato sull'avviso. Chi tiene in ordine i conti di casa può affiancare a questa verifica quella sul bollo auto, l'altra tassa che arriva ogni anno con regole locali.

In sintesi

Due appartamenti uguali pagano una TARI diversa quando cambia il numero di persone che ci vivono, oppure quando si trovano in comuni diversi. La formula è sempre la stessa, quota fissa più quota variabile più TEFA, ma le tariffe le decide ogni comune nella propria delibera. Superficie e occupanti sono i due dati da tenere d'occhio; il resto si trova, nero su bianco, nei documenti del proprio comune.

Fonti

Ampertee è un sito privato di informazione sponsorizzata, pubblicato da BCS Business Consulting Services OÜ. Non è l'INPS, l'Agenzia delle Entrate, un'azienda sanitaria, una regione o un altro ente pubblico e non ha legami con essi. Il sito non gestisce domande o pratiche e non chiede compensi. Le informazioni sono verificate sulle fonti indicate alla data di pubblicazione (); gli esempi di calcolo sono illustrativi e non indicano ciò che spetta o che deve pagare un singolo lettore. Non comunicare mai credenziali SPID o CIE, PIN, codice fiscale o coordinate bancarie a un sito in risposta a un articolo. Per la propria situazione fanno fede gli enti competenti, un CAF, un patronato o un professionista abilitato.

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