Le righe della busta paga che spiegano dove finisce il lordo
Tra la retribuzione lorda e quella che arriva sul conto ci sono contributi, imposta, detrazioni e addizionali. Come si legge il cedolino sezione per sezione e un esempio di calcolo con le aliquote IRPEF in vigore nel 2026.
- 1Dal lordo si tolgono prima i contributi INPS a carico del dipendente, di norma il 9,19 per cento nel settore privato.
- 2Sul resto si calcola l'IRPEF con le aliquote 2026 (23, 33 e 43 per cento), poi si sottraggono le detrazioni.
- 3Le addizionali regionale e comunale di un anno si pagano in busta paga l'anno dopo, a rate.
Ogni mese, insieme allo stipendio, arriva un documento fitto di sigle, codici e colonne: la busta paga, o cedolino. È tentante guardare solo l'ultima cifra in basso, quella del netto. Ma le righe sopra raccontano dove finisce la differenza tra quanto l'azienda spende e quanto arriva sul conto, e servono a capire se qualcosa non torna. Ecco come si legge, dall'alto verso il basso, con un esempio di calcolo fatto con le regole in vigore nel 2026.
Che cosa deve contenere per legge
La busta paga non è una cortesia dell'azienda. La legge 4 del 1953 obbliga il datore di lavoro a consegnarla a ogni pagamento della retribuzione, con alcuni contenuti minimi: nome, cognome e qualifica del lavoratore, il periodo a cui si riferisce, ogni elemento della retribuzione e ogni trattenuta indicata in modo distinto. Deve riportare anche il codice del contratto collettivo applicato e la firma, la sigla o il timbro del datore di lavoro. Dirigenti a parte, l'obbligo vale per tutti.
Le tre zone del cedolino
I modelli cambiano da un'azienda all'altra, ma quasi tutti seguono la stessa logica:
- in alto i dati dell'azienda e del dipendente: qualifica, livello, contratto, data di assunzione;
- al centro le voci della retribuzione, cioè paga base, scatti di anzianità, straordinari, indennità, e le trattenute previdenziali e fiscali;
- in basso i totali, il netto da pagare e, spesso, i progressivi dell'anno, ferie e permessi residui e il trattamento di fine rapporto maturato.
Il primo taglio, i contributi
La prima trattenuta è quella previdenziale. Per la maggior parte dei dipendenti del settore privato il contributo all'INPS a carico del lavoratore è di norma il 9,19 per cento della retribuzione imponibile; alcuni settori e alcune categorie, come gli apprendisti, hanno aliquote diverse. Sulla parte di retribuzione annua che supera 56.224 euro nel 2026, controllata mese per mese sulla quota di 4.685 euro, si aggiunge un ulteriore 1 per cento. Il resto dei contributi lo versa l'azienda e in busta paga di solito non compare tra le trattenute.
L'imposta, con gli scaglioni del 2026
Tolti i contributi, resta il reddito su cui si calcola l'IRPEF. La legge di bilancio 2026 ha abbassato l'aliquota del secondo scaglione dal 35 al 33 per cento. Gli scaglioni in vigore sono questi:
| Reddito imponibile | Aliquota |
|---|---|
| Fino a 28.000 euro | 23% |
| Da 28.000 a 50.000 euro | 33% |
| Oltre 50.000 euro | 43% |
Fonte: Agenzia delle Entrate e ministero dell'Economia, legge 199 del 2025. Per i redditi complessivi oltre 200.000 euro il beneficio del nuovo secondo scaglione viene neutralizzato.
Ogni aliquota si applica solo alla fascia di reddito corrispondente, non a tutto il reddito. In busta paga l'imposta viene trattenuta mese per mese e poi ricalcolata sull'intero anno con il conguaglio.
Detrazioni e taglio del cuneo
Dall'imposta lorda si sottraggono le detrazioni per lavoro dipendente, che diminuiscono al crescere del reddito: 1.955 euro fino a 15.000 euro, poi una cifra decrescente fino ad azzerarsi a 50.000 euro. A queste si aggiunge il meccanismo del cuneo fiscale, reso strutturale dal 2025 e quindi in vigore anche nel 2026:
- fino a 20.000 euro di reddito complessivo spetta una somma esente da imposta, pari al 7,1, al 5,3 o al 4,8 per cento del reddito di lavoro dipendente a seconda della fascia;
- tra 20.000 e 32.000 euro spetta un'ulteriore detrazione di 1.000 euro;
- tra 32.000 e 40.000 euro questa detrazione si riduce gradualmente fino ad annullarsi.
I pensionati sono esclusi da questo meccanismo. Il diritto definitivo si verifica con il conguaglio di fine anno.
Un esempio, da 2.000 euro lordi
Ipotizziamo un dipendente con 2.000 euro lordi al mese per tredici mensilità, senza altri redditi né familiari a carico, con aliquota contributiva del 9,19 per cento. Il conto, su base annua, è questo:
Esempio illustrativo con le regole 2026. Netto medio di circa 1.653 euro per ciascuna delle tredici mensilità, prima delle addizionali regionale e comunale, che variano da un territorio all'altro.
Due passaggi meritano una spiegazione. La detrazione per lavoro dipendente, con un reddito tra 15.000 e 28.000 euro, si calcola così: 1.910 euro più 1.190 euro moltiplicati per il rapporto tra quanto manca a 28.000 euro e 13.000. Con 23.610,60 euro di imponibile il risultato è di 2.311,80 euro. L'ulteriore detrazione di 1.000 euro spetta per intero perché il reddito sta tra 20.000 e 32.000 euro; sotto i 20.000 euro, invece, il cuneo avrebbe preso la forma della somma esente, che si aggiunge allo stipendio invece di ridurre l'imposta.
Le addizionali, che arrivano l'anno dopo
Le addizionali regionale e comunale all'IRPEF seguono un calendario sfasato. Quella regionale dell'anno in corso e il saldo di quella comunale si trattengono nell'anno successivo, insieme all'acconto comunale per l'anno nuovo. Per questo una variazione di aliquota decisa da una regione o da un comune si vede in busta paga con un anno di ritardo. Le aliquote dipendono dal luogo di residenza.
Conguaglio e Certificazione Unica
A fine anno, o alla cessazione del rapporto, il datore di lavoro rifà il calcolo dell'imposta sull'intero anno: è il conguaglio, che può dare un piccolo rimborso o una trattenuta in più. Il riepilogo annuale arriva con la Certificazione Unica, che va consegnata al lavoratore entro il 16 marzo. Chi ha anche altri redditi può dover pagare un saldo con la dichiarazione dei redditi, spesso con il modello F24. Chi invece perde il lavoro trova nell'ultimo cedolino il conguaglio finale; per ciò che succede dopo c'è la guida alla NASpI.
Chi dovrebbe guardarla e su quali righe
Leggere la busta paga serve a tutti, ma soprattutto a chi cambia livello, fa molti straordinari, lavora part-time o ha appena cambiato residenza. Le righe da verificare:
- il codice del contratto e il livello di inquadramento;
- le ore e le voci variabili del mese, come straordinari e indennità;
- le detrazioni applicate e, a fine anno, il conguaglio;
- le rate delle addizionali e il comune indicato;
- il TFR maturato e il saldo di ferie e permessi.
In sintesi
Tra lordo e netto ci sono tre passaggi: i contributi, l'imposta con le sue detrazioni, le addizionali. Nell'esempio da 2.000 euro al mese restano in tasca circa 83 euro ogni 100 di lordo, prima delle addizionali. La cifra esatta cambia con il contratto, la residenza e la situazione familiare, ma la sequenza è sempre questa: conoscerla rende la busta paga molto meno opaca.
Fonti
- Legge 5 gennaio 1953, n. 4, contenuto obbligatorio della busta paga (Normattiva)
- Agenzia delle Entrate, Aliquote e calcolo dell'IRPEF
- Agenzia delle Entrate, Circolare n. 4/E del 16 maggio 2025, detrazioni e cuneo fiscale
- INPS, Circolare n. 6 del 30 gennaio 2026, contributo aggiuntivo dell'1 per cento
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