Che cosa diventa comune dopo il sì, e come si passa alla separazione dei beni
Chi si sposa senza scegliere nulla è in comunione legale dei beni. Che cosa diventa comune e che cosa resta personale, come rispondono i beni ai debiti, e come si passa alla separazione con un atto pubblico anche molti anni dopo le nozze.
- 1Chi si sposa senza fare una scelta diversa è in comunione legale: gli acquisti fatti durante il matrimonio diventano comuni.
- 2Restano personali i beni avuti prima delle nozze, le donazioni e le eredità, gli oggetti d'uso strettamente personale.
- 3Si può passare alla separazione dei beni anche anni dopo, con un atto pubblico davanti al notaio e due testimoni.
Il giorno del matrimonio, tra un documento e l'altro, l'ufficiale di stato civile o il celebrante chiede se gli sposi intendono scegliere la separazione dei beni. Molti rispondono di no quasi senza pensarci, e così entrano nel regime che la legge prevede quando non si sceglie altro: la comunione legale. È una decisione che pesa su acquisti, debiti ed eredità per tutta la vita della coppia, ma che non è definitiva. Vediamo come funziona e come la si cambia.
La regola di partenza
Dalla riforma del diritto di famiglia del 1975 il regime patrimoniale ordinario della famiglia è la comunione dei beni. Lo dice l'articolo 159 del codice civile: in mancanza di una diversa convenzione, i coniugi sono in comunione legale. La stessa regola vale per le unioni civili tra persone dello stesso sesso, in base alla legge 76 del 2016.
Che cosa diventa comune
Secondo l'articolo 177 entrano in comunione gli acquisti fatti durante il matrimonio, insieme o anche separatamente, e le aziende gestite da entrambi e costituite dopo le nozze. Il Consiglio nazionale del notariato lo spiega con l'esempio più comune: la casa comprata durante il matrimonio è di entrambi anche se al rogito ha firmato uno solo dei due.
C'è poi una categoria intermedia, la comunione de residuo. Lo stipendio di ciascuno, i frutti dei beni personali (per esempio l'affitto di un appartamento ereditato) e i beni dell'impresa di uno solo dei coniugi non diventano comuni subito: lo diventano solo per la parte che rimane quando la comunione finisce.
Che cosa resta personale
L'articolo 179 elenca i beni che restano di ciascun coniuge:
- quelli posseduti prima del matrimonio;
- quelli ricevuti per donazione o eredità, salvo che l'atto o il testamento li destini alla comunione;
- i beni di uso strettamente personale e quelli che servono per la professione;
- quanto ricevuto come risarcimento di un danno;
- i beni comprati con il ricavato della vendita di beni personali, purché lo si dichiari nell'atto di acquisto.
Per immobili e beni mobili registrati, quando si vuole escludere l'acquisto dalla comunione per alcune di queste ragioni, all'atto deve partecipare anche l'altro coniuge. È il dettaglio che più spesso sfugge.
I due regimi a confronto
| Aspetto | Comunione legale | Separazione dei beni |
|---|---|---|
| Acquisti durante il matrimonio | Di entrambi, anche se compra uno solo | Di chi li compra |
| Atti di ordinaria amministrazione | Ciascun coniuge da solo | Ciascuno sui propri beni |
| Vendere un bene comune | Servono entrambi | Decide il proprietario |
| Debiti personali di un coniuge | Sui beni comuni solo in via sussidiaria, fino alla sua quota | Solo sui beni di chi ha il debito |
| Come si sceglie | Automatica, se non si dichiara altro | Dichiarazione alle nozze o atto pubblico |
Sintesi della redazione sugli articoli 177–190 del codice civile. Le regole complete prevedono eccezioni.
Amministrazione e debiti
Nella comunione gli atti di ordinaria amministrazione li può compiere ciascun coniuge da solo; quelli di straordinaria amministrazione, come la vendita della casa, richiedono entrambi (articolo 180). Se uno vende un immobile comune senza il consenso dell'altro, l'atto può essere annullato su richiesta di quest'ultimo, entro un anno (articolo 184).
Quanto ai debiti, i beni comuni rispondono delle obbligazioni contratte nell'interesse della famiglia e di quelle assunte insieme (articolo 186). I creditori personali di un coniuge possono rifarsi sui beni comuni solo in via sussidiaria e fino al valore della sua quota (articolo 189). Al contrario, se i beni comuni non bastano, i creditori della comunione possono rivolgersi ai beni personali di ciascun coniuge, per metà del debito (articolo 190). In separazione, invece, i creditori di un coniuge possono agire solo sui beni di quel coniuge.
Come si passa alla separazione
La separazione dei beni si può scegliere in due momenti (articolo 162):
- al matrimonio, con una dichiarazione inserita nell'atto di celebrazione;
- in qualsiasi momento successivo, con una convenzione stipulata per atto pubblico davanti al notaio, alla presenza di due testimoni come richiede la legge notarile.
Perché la scelta valga anche nei confronti dei terzi, la convenzione va annotata a margine dell'atto di matrimonio. Lo stesso percorso, atto pubblico e annotazione, serve per ogni modifica successiva (articolo 163), anche per tornare alla comunione. Il cambio vale per il futuro: ciò che era già comune viene diviso o resta in comproprietà secondo quanto stabilito nell'atto.
Quando la comunione finisce da sola
L'articolo 191 elenca i casi in cui la comunione si scioglie: morte o dichiarazione di morte presunta di un coniuge, annullamento del matrimonio, divorzio, separazione personale, separazione giudiziale dei beni, cambio convenzionale di regime e fallimento di un coniuge. Nella separazione personale lo scioglimento decorre dall'autorizzazione del giudice a vivere separati oppure, nella separazione consensuale, dalla data di sottoscrizione del verbale, se omologato.
Alla morte di un coniuge, la metà dei beni comuni spetta già al superstite e solo l'altra metà entra nella successione. Per questo il regime patrimoniale e il testamento vanno letti insieme: le regole sono spiegate nel nostro articolo sul testamento olografo.
Fondo patrimoniale e conviventi
Accanto ai due regimi esiste il fondo patrimoniale, costituito con atto pubblico su immobili, beni mobili registrati o titoli, destinati ai bisogni della famiglia: questi beni non possono essere aggrediti per debiti che il creditore sapeva estranei a quei bisogni. Le coppie che convivono senza essere sposate non hanno un regime automatico, ma con un contratto di convivenza, per atto pubblico o scrittura autenticata da notaio o avvocato, possono scegliere la comunione dei beni.
A chi interessa e che cosa verificare
Ripensare il regime ha senso quando cambia qualcosa: uno dei due avvia un'attività in proprio, si compra o si vende una casa, arriva un'eredità importante. Prima di decidere conviene verificare:
- quale regime risulta dall'estratto dell'atto di matrimonio, che si richiede al comune;
- quali beni sono stati comprati dopo le nozze e a nome di chi;
- se negli atti di acquisto con denaro personale c'è la dichiarazione prevista dall'articolo 179;
- che cosa accadrebbe ai beni in caso di successione.
Per le imposte che la casa porta con sé ogni anno, come IMU e TARI, il funzionamento pratico è spiegato negli articoli sul modello F24 e sulla tassa sui rifiuti.
In sintesi
Senza una scelta diversa, il matrimonio porta con sé la comunione legale: ciò che si compra dopo le nozze è di entrambi, ciò che si aveva prima o si riceve in dono o in eredità resta personale. Il regime non è una gabbia. Con un atto pubblico davanti al notaio e due testimoni si passa alla separazione, o si torna indietro, in qualsiasi momento.
Fonti
- Consiglio nazionale del notariato, La comunione legale
- Consiglio nazionale del notariato, La separazione dei beni
- Codice civile, articolo 179, beni personali, su Normattiva
- Legge 20 maggio 2016, n. 76, unioni civili e convivenze
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